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mercoledì 23 luglio 2008

Aggiornamento

Ci tocca (e ne siamo felici) fare una correzione al post che lamentava il silenzio dei candidati sulla clamorosa protesta che serpeggia nel mondo universitario sulla manovra del governo.
Un articolo di Libero riporta le posizioni di Orlandi e Frati che promettono battaglia. A queste dichiarazioni (di cui avevamo comunque già sentore) si aggiunge un post del professor Avallone. Il candidato aggiunge la sua critica alla manovra. Non solo. Fedele al ruolo che si è voluto ritagliare di interprete del come e cosa deve fare il Rettore distilla anche questa riflessione che riportiamo:
In questo contesto, la campagna elettorale per il rinnovo del rettore della Sapienza sollecita una riflessione sul ruolo politico del rettore stesso, il quale – oltre a governare la complessa macchina organizzativa dell’Ateneo – dovrà divenire interlocutore autorevole delle istituzioni. E allora penso a un rettore che sappia far valere le istanze del mondo accademico, che riesca a trovare un canale di dialogo con il sistema politico, che riceva la giusta attenzione dalla stampa.

Ho l’impressione che sulla necessità di contrastare un decreto legge ingiusto e penalizzante siamo tutti d’accordo. Forse dovremmo iniziare a riflettere sulla possibilità di realizzare un cambiamento di mentalità, di sviluppare un nuovo modello di governance della nostra università, di cui il rettore sia leader riconosciuto e riconoscibile, anche all’esterno.
Una risposta perfetta alle nostre più sfrenate inquietudini politologiche.

Rimane in silenzio (per ora) La Sapienza che vorremmo. Un silenzio inconsueto per un gruppo che più di altri ha impostato la campagna elettorale come 'parte politica'.

Update:

Riflessione (lunga) di Zuliani e di Marietti sul forum

Per completezza di informazione citiamo anche il consueto (e puntuale) commento di Biader che introduce un po' di sano realismo...

lunedì 30 giugno 2008

Biader scrive la quinta puntata. Dal forum

La scelta del Rettore 5. Non più voto "di convenienza"

Quando l'università era un organo dello Stato, mantenuta con sufficienti finanziamenti, era naturale scegliere la sua Guida sulla base esclusiva del consenso. Ora il meccanismo deve cambiare perché l'università è, e lo sarà sempre di più, chiamata ad autofinanziarsi, sia che diventi fondazione sia che non. In una logica di "ridistribuzione" delle risorse statali, la sola ricerca del consenso, che legittimava la scelta del Rettore, aveva una sua ragione d'essere. Nella logica di reperimento autonomo delle risorse non può più essere solo così. Il nuovo Rettore dovrà essere capace di gestire al meglio una macchina importante (le dimensioni della Sapienza sono da grande azienda) e non potrà, né dovrà, promettere niente a nessuno. E nessuno, né persona né gruppo, dovrà aspettarsi niente in cambio del consenso dato, ma solo capacità di gestione per uno sviluppo che gratifichi tutti. Finché c'erano risorse pubbliche da "elargire", il meccanismo ridistributivo ha funzionato, anche con il gradimento di molti. Ora le risorse ridotte al lumicino non consentono più queste operazioni, se non limitate a gruppi sparuti di "soliti noti". I soli stipendi assorbono ormai quasi la totalità (94,6%) del finanziamento pubblico (FFO): questo vuol dire che, senza un rinnovato approccio alla gestione, il meglio che può capitarci sarà di prendere lo stipendio senza "poter" fare altro: niente apparecchiature, niente scambi culturali, niente biblioteche, etc.. Le "risorse aggiuntive", che pure il Rettore uscente ha saputo trovare, sono entrate "una tantum", che non vanno spese per coprire costi correnti (che si ripeteranno per tutti gli anni a venire), ma solo per investire in progetti che poi "rendano" o, qualche volta, per coprire debiti passati (che continuerebbero a pesare sul futuro).

Le puntate precedenti

sabato 28 giugno 2008

Elettori e candidati: fate a meno dei partiti. (E forse è meglio)

Sul Riformista di oggi c'è un articolo a firma di Giancarlo Schirru che riferisce del decreto legge sulla programmazione economica varata dal governo. Il Dpef contiene norme rivoluzionarie per l'università: blocco delle assunzioni, taglio dei stipendi dei docenti, riduzione molto forte e progressiva nel triennio dei trasferimenti dello Stato alle università, possibilità per gli atenei di trasformarsi in fondazioni di diritto privato.
A parte il merito delle proposte (sulle quali - ci pare - il prof. Biader - ci suggerisce di "farci i conti" e Orlandi di contrastare), Schirru evidenzia il silenzio del cosidetto governo ombra. Deduce - e non possiamo che essere d'accordo - che il Pd non si è accorto di nulla. Un'altra prova di quanto l'opposizione sia distante dal paese.
Viste le premesse ci domandiamo: quale contributo può dare
il Partito democratico per la definizione di una politica per la Sapienza?
Non che le cose dall'altra parte siano messe meglio: ormai il Pdl (nella sua versione romana) sembra che abbia come unico scopo quello di riscattare il Papa dallo schiaffo (?) ricevuto alla Sapienza e di inseguire presunte libertà negate nell'ateneo.
Di fronte alla quantità di problemi delle università e della Sapienza suonano ridicole le formule di distinguo e di attribuzione in merito alle appartenenze partitiche dei candidati.
Ora, non è detto che questa distanza dei partiti dai problemi della Sapienza sia un male: a condizione che il corpo docente decida di invertire la deriva e imponga a questi politici e a questi partiti l'attenzione sull'università.
Possibile che non ne siano capaci o che non ne abbiano l'interesse?

lunedì 23 giugno 2008

Ancora un contributo del prof. Biader (dal Forum Sapienza)

La scelta del Rettore 4. Il bilancio come strumento di gesti
Nello scenario odierno serve un governo dell'università che prenda a riferimento il bilancio. Questo non è farina del diavolo, ma è solo uno strumento che usa la stessa unità di misura, il danaro, per una visione omogenea di risorse diverse (personale, attrezzature, spazi di lavoro e di insegnamento, "opere dell'ingegno", etc.).
Governare sapendo trovare le risorse per fare quello che serve. Oppure, è l'altra faccia della medaglia, facendo quello che le risorse permettono. Non è un mistero per nessuno che il bilancio della Sapienza è "in sofferenza" da molto tempo. Questo scenario impone la scelta di un Rettore che abbia le capacità e le conoscenze degli strumenti di gestione, "normali" in una logica di azienda. Ormai sembra tracciato il cammino verso la trasformazione delle università in fondazioni: un'altra conferma dello scivolamento verso la logica aziendale.
Qualcuno recentemente ha scritto: la sua (del Rettore) etica deve essere orientata al bene comune, bene comune che guarda al presente e al futuro del suo ateneo, del suo corpo docente e dei suoi studenti, ma anche del paese a cui deve esigere risorse e restituire qualità. Non chiederei ad un candidato di rinunciare a tutto questo.
Condivido! Ma perché qualcuno pensa che un manager non dovrebbe essere anche questo? Semmai c'è un discorso di priorità. Deve essere più questo o più manager? La risposta non è univoca: dipende dallo scenario in cui si muove. E lo scenario di oggi è diverso da quello di ieri!

Gli altri contributi del professore sul Forum e pubblicati sul blog:

giovedì 12 giugno 2008

La tentazione aziendalista

Sul Forum Sapienza il professore Ugo Biader affida un paio di spunti in chiave di metafora (che potete leggere su questo blog) per arrivare alla terza - e speriamo non conclusiva - osservazione riassumibile nel concetto che l'università deve muoversi con le regole dell'azienda. Il professore traccia così il profilo del futuro Rettore: deve essere un amministratore/manager. La Sapienza è ormai una (grossa) struttura, che produce cultura e scienza, ma che deve muoversi con le regole dell'azienda.
L'idea aziendalista è suggestiva ma (secondo noi) non funziona. Non è una questione ideologica. Il prodotto universitario non può essere regolato dalle leggi del mercato. Abbassare i costi significa abbassare la qualità del servizio e riduce l'istituzione universitaria a 'macchina per profitti' dove gli studenti/clienti rappresentano meri consumatori.

Il ragionamento proposto dal professore funzionerebbe (sempre secondo il nostro modesto parere) se l'idea di azienda-università fosse una sorta di "terza metafora". Il "mercato" come elemento di competizione tra atenei, compresenza di parametri certi di valutazione (magari con organismi terzi), aperture al mercato vero e proprio delle imprese.

Il rettore deve essere un buon manager, certo. Deve avere capacità di buona gestione e anche essere un buon politico oltre a conoscere i problemi della ricerca e della didattica. La sua etica deve essere orientata al bene comune, bene comune che guarda al presente e al futuro del suo ateneo, del suo corpo docente e dei suoi studenti ma anche del paese a cui deve esigere risorse e restituire qualità.

Non chiederei ad un candidato di rinunciare a tutto questo.

mercoledì 11 giugno 2008

Biader scioglie la metafora

La scelta del Rettore 3. La managerialità (dal Forum Sapienza)

Usciamo di metafora. Il Rettore deve essere un pilota esperto, con molte "ore di volo" alla guida di un'azienda. Deve accettare un concorso, non scientifico, ma sempre un concorso, e presentare il proprio curriculum di amministratore/manager. La Sapienza è ormai una (grossa) struttura, che produce cultura e scienza, ma che deve muoversi con le regole dell'azienda. Sono ormai passati i tempi del "copioso" finanziamento pubblico!

Ugo Biader (dal Forum Sapienza)

martedì 10 giugno 2008

Metafore

Il prof. Biader interviene nel Forum Sapienza e promette altre "puntate"


La scelta del Rettore
Se dovete scegliere un pilota che porti a Tokyo il vostro aereo privato (con l'augurio di avercelo presto), date più importanza al programma di volo presentato dagli aspiranti (scalo a Mosca piuttosto che a Bangkok) o ritenete più importante il numero di ore di volo accumulato su quel tipo d'aereo da ogni aspirante?
La metafora è chiara. Presto aggiungerò altre riflessioni fuor di metafora.

La scelta del Rettore 2 - La V... erità
Se dovete scegliere un collaboratore, e non solo perché vi obbligano i regolamenti concorsuali, date più importanza al programma di ricerca proposto oppure date più importanza al curriculum e alla pertinenza delle esperienze del candidato con le linee di ricerca assegnate?
Un'altra metafora, l'ultima. Le prossime riflessioni affronteranno il tema "fuor di metafora"
Continua...