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venerdì 1 agosto 2008

Campagna elettorale - Atto I

Questo scorcio di campagna elettorale sarà ricordata come il tentativo (a volte riuscito, a volte no) di innovare gli strumenti di comunicazione dei candidati. Insieme alle mail (strumento principe della propaganda elettorale) si sperimentano altre forme di comunicazione: primarie telematiche, siti, blog, sondaggi on-line, forum istituzionale (prima chiuso al mondo e poi aperto). Ma l'innovazione vera è nelle modalità del voto: sarà elettronico! Niente scrutatori, rappresentanti di lista e matite copiative.

Le primarie sono invenzione del raggruppamento La Sapienza che vorremmo. Partiti a razzo sono stati protagonisti della prima parte della campagna elettorale, poi, assolti i doveri pre-elettorali e individuato il ticket Martinelli-Zuliani si sono un po' spenti. Stimola l'attenzione di molti la candidatura di Avallone, forse per la mitezza, la competenza e per quel po' di paternalismo, una caratteristica che raccoglie sempre grande successo di questi tempi oscuri e incerti.

Grande vivacità di tutti i candidati. In totale sono ben otto, tutti maschi e anzianotti.

I giornali sono (per ora) i grandi assenti. L'aggressione fascista e il sempreverde schiaffo della Sapienza al Papa anche in combinato disposto, non hanno dato l'esito sperato. L'assenza del duello (Frati vs Martinelli) ha frustrato definitivamente la possibilità di raccontare una grande storia. Per questo (per adesso) i giornali hanno ripiegato sui conti della serva.

Il primo novembre, ironia della cronaca, chiunque sarà rettore si troverà a dover gestire la più clamorosa protesta del mondo universitario contro i provvedimenti di un governo. Si intrecciano posizioni politiche dei partiti (e dell'opposizione) e assunzioni di responsabilità politiche dei candidati prima della sperabile vittoria.

giovedì 24 luglio 2008

L'ombra del riformismo

Finalmente la risposta ombra del ministro Mariapia Garavaglia a Mariastella Gelmini Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca.
Sul Sole 24Ore di oggi un lungo articolo sui provvedimenti del governo.
L'esponente del Pd sembra rimprovare al governo di aver fatto poco bene piuttosto che troppo male.
La legge Ruberti permette già alle università tradizionali di fare quello che sembra attribuito esclusivamente alle università fondazioni. E nonostante queste potenzialità, l'onorevole si domanda perché il sistema non è decollato. La risposta è nel non aver adeguate le procedure di governo degli atenei autonomi. Mentre gli atenei diventavano autonomi si lasciava il sistema barocco rappresentato dal "rettore, consiglio di amministrazione, senato accademico, facoltà, dipartimenti, corsi di studio e quant'altro". Invece di lasciare agli atenei il potere decisionale voluto da Ruberti si è voluto introdurre controlli centralistici del ministero.

Il Pd (l'opposizione responsabile) invita il governo a discutere e approvare nuove norme di legge sulla governance degli atenei piuttosto che approfondire i tagli alla ricerca e ai salari (tra l'altro difficilmente gestibili dal punto di vista delle norme).

Non c'é che dire, questo Partito democratico non manca di coraggio (o - secondo qualcuno - di istinto suicida).
L'opposizione, invece di accarezzare la tigre della protesta (un vero e proprio blocco sociale che va dai precari ai baroni iperprivilegiati) preferisce intessere un dialogo con il governo per finanziamenti meritocratici e nuove regole per il governo delle università.

Di sicuro una posizione che riuscirà a scontentare tutti e senza costruire alcunché. Pensiamo veramente al duo Tremonti-Gelmini che discute con Veltroni-Garavaglia sul futuro radioso dell'università?

Siamo gli ultimi a preferire demagogie e opportunismi quando c'è in gioco il destino del paese. E allora, perché la Garavaglia non è conseguente al suo stesso ragionamento e non apre un confronto con il mondo accademico domandando ai docenti cosa ne hanno fatto dell'autonomia voluta e concepita da Ruberti?

Se la sinistra parlamentare vuole mantenere viva l'eredità del ministro (e professore) Ruberti tenga conto della sua lezione: nonostante la freddezza (anche dell'accademia) e l'ostilità e la diffidenza dei molti, il ministro Ruberti fu consapevole che la costanza e la tenacia avrebbero consentito di costruire la più profonda riforma dell'Università italiana.
Mi pare - non vi offendete - che questi politici sono di una pasta un po' diversa.

mercoledì 23 luglio 2008

Aggiornamento

Ci tocca (e ne siamo felici) fare una correzione al post che lamentava il silenzio dei candidati sulla clamorosa protesta che serpeggia nel mondo universitario sulla manovra del governo.
Un articolo di Libero riporta le posizioni di Orlandi e Frati che promettono battaglia. A queste dichiarazioni (di cui avevamo comunque già sentore) si aggiunge un post del professor Avallone. Il candidato aggiunge la sua critica alla manovra. Non solo. Fedele al ruolo che si è voluto ritagliare di interprete del come e cosa deve fare il Rettore distilla anche questa riflessione che riportiamo:
In questo contesto, la campagna elettorale per il rinnovo del rettore della Sapienza sollecita una riflessione sul ruolo politico del rettore stesso, il quale – oltre a governare la complessa macchina organizzativa dell’Ateneo – dovrà divenire interlocutore autorevole delle istituzioni. E allora penso a un rettore che sappia far valere le istanze del mondo accademico, che riesca a trovare un canale di dialogo con il sistema politico, che riceva la giusta attenzione dalla stampa.

Ho l’impressione che sulla necessità di contrastare un decreto legge ingiusto e penalizzante siamo tutti d’accordo. Forse dovremmo iniziare a riflettere sulla possibilità di realizzare un cambiamento di mentalità, di sviluppare un nuovo modello di governance della nostra università, di cui il rettore sia leader riconosciuto e riconoscibile, anche all’esterno.
Una risposta perfetta alle nostre più sfrenate inquietudini politologiche.

Rimane in silenzio (per ora) La Sapienza che vorremmo. Un silenzio inconsueto per un gruppo che più di altri ha impostato la campagna elettorale come 'parte politica'.

Update:

Riflessione (lunga) di Zuliani e di Marietti sul forum

Per completezza di informazione citiamo anche il consueto (e puntuale) commento di Biader che introduce un po' di sano realismo...

martedì 1 luglio 2008

Contro le fondazioni

Il prof. Orlandi scrive una lettera sul suo blog sul Decreto Legge n. 112 del 25 giugno 2008 che prevede la trasformazione delle Università in Fondazioni. Stigmatizza il carattere 'ideologico' del provvedimento e la sostanziale rinuncia del carattere pubblico dell'università e della ricerca.
Rischi per il personale amministrativo e docente e per i patrimoni immobiliari degli atenei.
Orlandi chiama la Sapienza alla mobilitazione. Vedremo se questo appello raccoglierà l'attenzione dei candidati.
Ci pare che questo dialogo a distanza tra chi rivendica il ruolo pubblico e chi dà per scontata la privatizzazione delle università sia un "nodo" fondamentale della campagna elettorale.

Orlandi - tra l'altro - richiama all'impegno di tutti per scongiurare il rischio che si ripresentino oggi proposte di trasformare La Sapienza in fondazione universitaria privata, come era stato adombrato da qualche candidato nella passata tornata elettorale.

sabato 28 giugno 2008

Elettori e candidati: fate a meno dei partiti. (E forse è meglio)

Sul Riformista di oggi c'è un articolo a firma di Giancarlo Schirru che riferisce del decreto legge sulla programmazione economica varata dal governo. Il Dpef contiene norme rivoluzionarie per l'università: blocco delle assunzioni, taglio dei stipendi dei docenti, riduzione molto forte e progressiva nel triennio dei trasferimenti dello Stato alle università, possibilità per gli atenei di trasformarsi in fondazioni di diritto privato.
A parte il merito delle proposte (sulle quali - ci pare - il prof. Biader - ci suggerisce di "farci i conti" e Orlandi di contrastare), Schirru evidenzia il silenzio del cosidetto governo ombra. Deduce - e non possiamo che essere d'accordo - che il Pd non si è accorto di nulla. Un'altra prova di quanto l'opposizione sia distante dal paese.
Viste le premesse ci domandiamo: quale contributo può dare
il Partito democratico per la definizione di una politica per la Sapienza?
Non che le cose dall'altra parte siano messe meglio: ormai il Pdl (nella sua versione romana) sembra che abbia come unico scopo quello di riscattare il Papa dallo schiaffo (?) ricevuto alla Sapienza e di inseguire presunte libertà negate nell'ateneo.
Di fronte alla quantità di problemi delle università e della Sapienza suonano ridicole le formule di distinguo e di attribuzione in merito alle appartenenze partitiche dei candidati.
Ora, non è detto che questa distanza dei partiti dai problemi della Sapienza sia un male: a condizione che il corpo docente decida di invertire la deriva e imponga a questi politici e a questi partiti l'attenzione sull'università.
Possibile che non ne siano capaci o che non ne abbiano l'interesse?

giovedì 5 giugno 2008

Dal Forum Sapienza:

Il paradosso dei "non-strutturati"

Il personale "non strutturato" della Sapienza (borsisti, post-doc, assegnisti, co.co.co., co.pro., docenti a contratto) non voterà per le elezioni del Rettore
  • i candidati alla carica di Rettore non includono nei loro programmi politiche a favore dei precari della ricerca e della didattica di questo Ateneo (da quanto si evince dalle prime e-mail che sono cominciate a girare) perchè tanto non guadagnano voti, anzi li perderebbero se per favorire tali politiche togliessero risorse al personale docente e amministrativo "di ruolo" (votante)
  • il personale "non strutturato" della Sapienza continuerà a non avere voce né diritti.

Il circolo vizioso è perfetto, chiuso, sigillato. Eppure, il nostro lavoro quotidiano, purtroppo precario, mal pagato e privo dei diritti fondamentali di un lavoratore, è la base su cui si regge questa Università, sia nella ricerca che nella didattica. Cosa hanno da dire i candidati su questo punto? È possibile pensare di rompere il circolo vizioso? Come si può intervenire per alleviare la nostra condizione di precarietà, a cominciare dal giusto riconoscimento dei nostri pieni diritti di lavoratori di questo Ateneo, pur limitatamente alla durata del contratto? È possibile pensare a politiche per il rinnovo generazionale del corpo docente, pur nelle limitate risorse dell'Università o si vuole continuare a dare la colpa al Governo di turno per le poche risorse disponibili, continuando invece a privilegiare gli avanzamenti di carriera rispetto al reclutamento all'interno della distribuzione di tali risorse? Si vuole continuare a promuovere un precariato universitario perenne, come evidenziato dai documenti CRUI di fine 2007, o è possibile dare una nuova direzione alle politiche universitarie?

Marco Franceschin, Assegnista di Ricerca - Dipartimento di Chimica.

Approfondimenti
Sullo stesso argomento un articolo pubblicato su "Ateneo Sapienza" del marzo 2007 (PDF)