Forse esageriamo a vedere tutto rosa dove dovremmo vedere anche i toni grigi e neri. Ma non ci sono i giornali per questo?
La vicenda del ritiro di Orlandi e Campanella e la persistenza dei loro nomi sui monitor delle cabine elettorali è un altro segno di vivacità e di colore su una vicenda che - normalmente - viene vissuta dall'università (da tutte le università) con sofferenza, rancori e polemiche astiose.
Tecnicamente le cose stanno così: questa elezione - a metà tra una votazione all'americana e una elezione di parrucconi della fine dell'ottocento - prevede la formula del ritiro della candidatura, un ritiro che naturalmente è un atto politico ma anche formale. I professori Campanella e Orlandi hanno, in data 30 settembre 2008, rinunciato alla propria candidatura esplicita. Quindi non era possibile - logicamente - togliere quei nomi dalla schermata. I candidati potranno esseri tolti solo alla eventuale prossima tornata elettorale.
Capite? Orlandi e Campanella sono presenti. Non chiedono voti. Stanno lì. Ci ricordano che la partita non si chiude con l'elezione di uno dei loro colleghi. Il futuro della Sapienza dovrà riguardare tutti.
Non devono più spiegare la loro lettera: adesso l'abbiamo capita.